Roberto Saviano

Roberto Saviano, dall'archivio di Internazionale

Ultimamente mi è capitato di imbattermi in alcuni esponenti del gruppo di persone che, con una generalizzazione vagamente xenofoba, solitamente definisco “italiani medi”. E mi sono reso conto che non sapevano chi fosse Roberto Saviano.

Sia chiaro: non la considero una colpa, non scrivo questo articolo per gridare allo scandalo, né per commiserare chicchessia. Scrivo questo articolo semplicemente in preda a un disarmato stupore: pensavo che chiunque sapesse chi è Saviano, anche solo per sbaglio (la televisione ne ha parlato in seguito al libro, al film, allo spettacolo teatrale, alla candidatura all’oscar…), così come io so chi è Alessandra Amoroso1 o Afef Jnifen2.

Non voglio qui parlare di camorra, di informazione o di politica. Voglio parlare di solipsismo3.

Se quando parlo o scrivo non posso dare per scontato che il destinatario del mio messaggio sappia chi è “Saviano”, allora cosa posso dare per scontato?

Se non posso evitare incisi vicino alla parola “Saviano”4, allora quando posso evitarli5?

Ma soprattutto: se io e l’italiano medio non condividiamo conoscenze così di base come “Saviano”, allora di fatto viviamo in due realtà diverse. Come possiamo dialogare?6

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  1. Giovane cantante portata al successo dalla trasmissione televisiva Amici []
  2. Showgirl che, per inciso, sostiene che Saviano abbia macchiato l’immagine dell’Italia nel mondo []
  3. Credenza filosofica che mi scoccia qui spiegare ma che permea la mia vita []
  4. Scrittore – giornalista italiano contemporaneo, autore del bestseller “Gomorra”, libro con il quale ha ottenuto la fama del grande pubblico e l’odio dei camorristi []
  5. Posso evitarli dopo la parola “evitarli”? []
  6. Il punto interrogativo è un segno di interpunzione che viene posposto a ogni domanda []