Saviano chi?
Ultimamente mi è capitato di imbattermi in alcuni esponenti del gruppo di persone che, con una generalizzazione vagamente xenofoba, solitamente definisco “italiani medi”. E mi sono reso conto che non sapevano chi fosse Roberto Saviano.
Sia chiaro: non la considero una colpa, non scrivo questo articolo per gridare allo scandalo, né per commiserare chicchessia. Scrivo questo articolo semplicemente in preda a un disarmato stupore: pensavo che chiunque sapesse chi è Saviano, anche solo per sbaglio (la televisione ne ha parlato in seguito al libro, al film, allo spettacolo teatrale, alla candidatura all’oscar…), così come io so chi è Alessandra Amoroso1 o Afef Jnifen2.
Non voglio qui parlare di camorra, di informazione o di politica. Voglio parlare di solipsismo3.
Se quando parlo o scrivo non posso dare per scontato che il destinatario del mio messaggio sappia chi è “Saviano”, allora cosa posso dare per scontato?
Se non posso evitare incisi vicino alla parola “Saviano”4, allora quando posso evitarli5?
Ma soprattutto: se io e l’italiano medio non condividiamo conoscenze così di base come “Saviano”, allora di fatto viviamo in due realtà diverse. Come possiamo dialogare?6
- Giovane cantante portata al successo dalla trasmissione televisiva Amici [↩]
- Showgirl che, per inciso, sostiene che Saviano abbia macchiato l’immagine dell’Italia nel mondo [↩]
- Credenza filosofica che mi scoccia qui spiegare ma che permea la mia vita [↩]
- Scrittore – giornalista italiano contemporaneo, autore del bestseller “Gomorra”, libro con il quale ha ottenuto la fama del grande pubblico e l’odio dei camorristi [↩]
- Posso evitarli dopo la parola “evitarli”? [↩]
- Il punto interrogativo è un segno di interpunzione che viene posposto a ogni domanda [↩]












09 novembre 2009 alle 09:49
Tu e Afef condividete la stessa realtà. Entrambi sapete chi è Saviano, entrambi vi siete fatti un’opinione sullo stesso.
Entrambi probabilmente avete una percentuale di volontà di informarvi sul mondo reale assolutamente “media”.
So che tu lavori a ritmi spesso sfibranti. Il tempo che scegli per raccogliere notizie e informarti sul mondo è tempo sottratto al riposo o alla visione anestetizzante di orsetti ballerini. Altri fanno la scelta opposta, preferiscono assecondare la perdita di concentrazione e l’anestetizzazione forzata dal mondo.
Perfino la gente dei paesini di cui parla Saviano reputa più conveniente far finta di vivere in un mondo più simile alla tv che in una realtà colma di problemi.
Non so che vita faccia Afef, ma so che è infinitamente più famosa di Saviano. Nello stesso sistema che considera “cupo”, “noioso”, “negativo” parlare di mafia lei è una stelletta, perfettamente inserita e nutrita dalla mancanza di interesse verso argomenti più importanti.
I privilegiati prosperano sulla mancanza di concentrazione collettiva. La mancanza di concentrazione è generata da pressioni, ritmi di lavoro sfibranti, peggioramento della qualità della vita.
Forse questo potrebbe rappresentare un punto iniziale di dialogo tra te e quell’italiano, posto che è ormai dimostrato che vivete due realtà, anzi due scelte diverse. Tu caparbiamente affacciato alla realtà, lui caparbiamente lontano da essa.
Dialogare su quello che tangibilmente vi stanno sottraendo, ossia il vostro tempo, i vostri hobby, la vostra idea di ciò che siete e volete essere potrebbe presupporre l’inizio di una visione più attiva, da parte di entrambi.
Altrimenti percepire soltanto la frustrazione del vedere altri ignorare certe cose (frustrazione che comprendo perfettamente) spinge inevitabilmente verso la depressione e la mancanza di azione.
Assodato che esistono pochi elementi di contatto, bisogna sperimentare nuovi metodi per crearli.