
There’s a sound in the air,
it’s a voice.
The voice of Jah.
– Buju Banton, The voice of Jah
M. è venuto su in treno, di notte.
Nelle orecchie un cantante nero, nell’aria una voce, nella testa tanti dubbi.
In stazione aveva salutato i suoi genitori. Nessun pianto. Chissà loro, lui sicuramente non era consapevole di quanto lontano lo avrebbe portato quel treno; e non era solo una questione di chilometri.
Perché era partito? E’ sempre stato difficile spiegarlo. E’ come se sia stato il suo paese a cacciarlo via, non il contrario, come avviene per un corpo estraneo, come per un virus.
Perché aveva scelto proprio Bologna come meta finale? Perché da piccolo aveva visto proprio lì per la prima volta dei musicisti di strada e pensava fosse bello vivere con una colonna sonora come nei film. E poi c’erano già alcuni parenti e un amico: come ogni migrante aveva voglia di autoghettizzarsi con i propri simili.
Come ogni migrante ha conosciuto i biscotti Doria: costavano 1 euro, nei momenti in cui aveva in tasca troppi pochi soldi e troppo orgoglio per chiedere aiuto a casa. Ma bastava mangiarli seduto sulle scale in Piazza Maggiore e la magia notturna delle sue luci trasformava quei biscotti in un lauto pasto.
Come ogni migrante M. ha visto passare gli anni e capire sempre meno qual è la sua patria: quella di origine forse non lo è mai stata, sicuramente non lo è più; quella nuova non lo è ancora, forse non lo sarà mai.
Terra gentile
Un uomo è venuto dal mare
Fa che rimanga qui con me
Ha il sale sulla pelle
Sulle labbra una lingua straniera
E’ venuto e sarà mio.
Terra china ri ciuri i to’ occhi chiari c’attruvaj,
fammi assittari ‘o latu a tia,
suiggiva ri caluri comu focu i capiddi toj,
passanu i juinnati pinsannu a tia.
– Fiamma Fumana e Agricantus, Sanguemisto
Come ogni migrante ha imparato a crearsi una patria su misura, senza confini ma con nuovi amici provenienti da più latitudini.
E poi con una moglie, migrante lei stessa ma dalla parte opposta.
E poi una bellissima figlia, di quelle che vengono definite “immigrate di seconda generazione”.
Adesso vede i suoi stessi connazionali, a Rosarno, dare la caccia a nuovi immigrati. E non può tollerarlo.
Perché, nel mio piccolo, sono migrante anch’io, come lo è stato mio padre, come lo è stato mio nonno.
Una volta su un muro di Bologna ho letto una scritta: Sud = Africa. Suppongo che volesse avere un tono denigratorio, eppure sono rimasto a guardarla stupito, come se ci fosse scritto Il cielo è blu oppure Il sole è giallo o qualunque altra ovvietà.
Il Sud è Africa. Divide con essa almeno metà della cultura e delle radici. E il Nord divide con il Sud almeno metà della sua cultura e delle sue radici. L’altra metà viene dall’Est e dall’Ovest. Come diavolo fai a piantare dei confini in un casino del genere?
Per quanto ho scritto, e per tanto altro, oggi partecipo allo sciopero degli stranieri.